Il cibo italiano è famoso e rinomato in tutto il mondo, tant’è che viene anche imitato e proposto in città d’oltreoceano… e non sempre da chef nostrani.

La ricchezza e la varietà della proposta è così grande che, con il tempo, si è cominciato a distinguere gli alimenti preparati esclusivamente con ingredienti italiani da quelli generici, i prodotti confezionati in Italia da quelli provenienti dall’estero etc.

D’altro canto, non avrebbe senso parlare di Made in Italy per un prodotto nato sul suolo italiano, ma realizzato con componenti tutte importate: è proprio su questo tipo di ragionamento che, negli anni ’90, sono nate le classificazioni DOP e IGP.

Ma di cosa si tratta?

Prodotti tracciabili

Le sigle DOP ed IGP risalgono al 1992, quando sono state introdotte nel Regolamento della Comunità Europea, intendendosi valide non solo per i prodotti agroalimentari, ma anche (dal 2011) per il vino.

In particolare, DOP è l’acronimo di “Denominazione di Origine Protetta“, mentre IGP sta per “Indicazione Geografica Protetta“. È la prima, però, a rappresentare l’etichetta più specifica in assoluto, perché vuole che siano tassativamente rispettati alcuni parametri:

  • qualità e caratteristiche del prodotto devono essere legate (esclusivamente o essenzialmente) al luogo d’origine, includendo non solo i classici fattori naturali, ma anche quelli ambientali-umani, tra cui tecniche e tradizioni locali (un esempio ne è, sicuramente, la Mozzarella di Bufala Campana);
  • le materie prime e la loro lavorazione devono trovarsi originate nella regione indicata dall’etichetta.

Tutto questo garantisce ai consumatori diversi vantaggi: prodotti regolamentati da normative italiane, tracciabili, lavorati e portati a termine secondo tecniche tradizionali con una tipicità precisa ed introvabile altrove; insomma, una garanzia in più di mangiar sano!

In effetti, non sempre sulle etichette è facile (o possibile) risalire alla provenienza di determinati prodotti/ingredienti e non si può immaginare al 100%, quindi, la salubrità di un alimento, perché non si saprà mai a quale regolamentazione è stato sottoposto nel luogo d’origine: basti pensare che ci sono addirittura sostanze che, in Italia, sono considerate tossiche, che trovano largo utilizzo in altri Paesi (come accade con alcuni pesticidi molto comuni negli USA).

Il Consorzio di Tutela

Infine, vale la pena ricordare che quasi tutti i prodotti DOP hanno un proprio Consorzio di Tutela: si tratta di un ente (formato, in generale, da produttori) che ha il compito di tutelare, valorizzare e promuovere questi alimenti, ma anche di vigilare sulla produzione ed informare i consumatori, controllando eventuali abusi, concorrenza sleale, contraffazioni o uso improprio della denominazione.

Insomma, sono i “guardiani DOP” che si assicurano che tutto proceda come normativa vuole, nell’interesse del prodotto e dei consumatori, partecipando spesso anche ad eventi, come sagre e degustazioni, mettendo la propria competenza al servizio del pubblico e di eventuali interessati investitori nel settore.